Esche mortali. Cosa fare in caso di avvelenamento e come proteggerli dal rischio

Le esche mortali sono usate da persone senza scrupoli per arginare il randagismo, ridurre le colonie feline o metter fine a dissidi condominiali. Sono utilizzate tantissimo anche dai cacciatori per sterminare predatori che possano interferire con la loro attività venatoria o dai tartufai che possono cercare di avvelenare il cane dei concorrenti.

Le esche avvelenate hanno una fragranza e un gusto irresistibili e causano ogni anno la morte di migliaia di animali selvatici e domestici. Questi delinquenti utilizzano topicidi, pesticidi, diserbanti, liquidi anticongelanti, cianuro e stricnina che vengono sono mescolati a carne o ad altri prodotti; altri metodi mortali sono i bocconi pieni di spilli o frammenti di vetro.

Per questo è FONDAMENTALE EDUCARE I CANI A NON RACCOGLIERE CIBO DA TERRA.

La sintomatologia da avvelenamento varia a seconda delle sostanze ingerite.

  • La stricnina agisce direttamente sul sistema nervoso centrale e di conseguenza sulla muscolatura, provocando una tipica rigidità caratterizzata da estensione degli arti, schiena incurvata, orecchie erette, rime labiali contratte all’indietro, pupille dilatate, cianosi delle mucose. Il decesso avviene per anossia, causata dallo spasmo dei muscoli respiratori: durante l’agonia, l’animale rimane cosciente.
  • Il topicida, in genere, svolge un’azione anticoagulante. Il decesso dell’animale, in questo caso, avviene a causa di emorragie interne e non è immediato: pallore alle mucose, respirazione difficoltosa, stato di grave prostrazione, sono sintomi di questo tipo di avvelenamento.
  • Il fungicida, l’acaricida e l’insetticida agiscono non solo per ingestione ma anche per inalazione.
  • Il veleno presente nei comuni liquidi antigelo provoca il blocco delle funzioni renali e poi la morte.
  • Il cianuro agisce anche solo per inalazione e paralizza gli organi respiratori, provocando danni irreversibili al sistema nervoso centrale.

Se si sospetta che l’animale abbia ingerito un boccone avvelenato, contattare immediatamente il veterinario più vicino (o la guardia medica veterinaria) in modo da allertare preventivamente il medico dell’arrivo dell’animale.

In caso di estrema necessità, e sempre sotto consiglio del medico, può essere utile far vomitare l’animale somministrando acqua calda molto salata, oppure della chiara di uovo montata a neve; non somministrare mai latte.

È sempre utile rivolgersi anche al Centro Veleni più vicino.

I casi di avvelenamento devono essere documentati e denunciati perché la legge è un importantissimo strumento per sconfiggere il fenomeno.

ORDINANZA 12 luglio 2019 

Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati. (19A05368) (GU Serie Generale n.196 del 22-08-2019)

L’importanza del ruolo della denuncia è sottolineato dall’Ordinanza stessa:

Art. 3

  1. Il proprietario o il responsabile dell’animale, deceduto a causa

di esche o bocconi avvelenati o che abbia manifestato una

sintomatologia riferibile ad avvelenamento, segnala l’episodio ad un

medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento,

corredata da referto anamnestico. L’ente gestore territorialmente

competente o il sindaco sono responsabili per gli animali selvatici e

domestici senza proprietario.

 

La denuncia deve essere presentata anche qualora non sopraggiunga la morte e deve contenere le prove che l’animale sia stato avvelenato (allegare tutti i referti veterinari).

In caso di decesso dell’animale, sia esso domestico, randagio o selvatico, il medico veterinario deve inviarne le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio, accompagnati da referto anamnestico al fine di indirizzare la ricerca analitica a effettuare delle analisi. Tali risultati devono dunque essere allegati.

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