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Animali e Covid-19. Appello alle Istituzioni

#appelloalleistituzioni

Pensiamo a tutti gli animali di affezione che già nella norma non vengono tutelati, che vengono abbandonati in numero maggiore in questo periodo. Per loro il destino è già segnato. Non trasmettono il coronavirus, la trasmissione del Covid-19 avviene esclusivamente da uomo a uomo, ma l’ignoranza umana li mette comunque alla gogna.
Vorremmo che questo momento, che tanto fa riflettere sulla fragilità umana, fosse fonte di ispirazione per affrontare anche problemi inerenti specie diverse dalla nostra, che dipendono solo da noi per la loro sopravvivenza.
Vorremmo che si pensasse anche a loro quando vengono presi i giusti provvedimenti di tutela per contenere la trasmissione del virus, senza essere derisi. Secondo il Censis, già nel 2019, nelle case degli italiani vivevano 32 milioni di animali domestici, soprattutto in quelle dei separati e divorziati (68%) e dei single (54%).
Vorremmo che si tenesse conto seriamente sia di tutti quegli animali che rimangono soli perché i loro proprietari sono ammalati, ricoverati o purtroppo deceduti, sia di tutte le persone senza lavoro che debbono comunque sfamare e curare gli animali che hanno in casa; sono membri effettivi della famiglia.
Vorremmo che si pensasse anche a loro quando si limitano gli spostamenti; molti volontari si muovono per sfamare colonie feline o cani randagi che vivono nelle città o ai margini di esse. Gli animali di affezione non vengono citati espressamente in alcun decreto o direttiva e l’autocertificazione, a seconda del paese in cui si vive, viene interpretata in maniera disomogenea.
È scontato dire che il momento è drammatico per tutti, ma noi volontari animalisti, che ci occupiamo di specie diverse da quella umana, siamo ancora più colpiti, il nostro dolore è sicuramente maggiore rispetto alle persone che si preoccupano solo della specie umana, dovendo sommare l’uno all’altro.
Stefania Proietti Pannunzi
Presidente Tana Libero Tutti ODV

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